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Le
più importanti Analisi |
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- ACIDITA’: Espressa
come percentuale di acido oleico, è il parametro che si riscontra i
quantità maggiore negli oli di pressione. Gli acidi grassi liberi non
sono nel frutto, in quanto, in natura, i gliceridi presenti nella drupa
sono neutri (tri- e di gliceridi). Gli acidi grassi liberi si trovano
soltanto dopo l’estrazione dell’olio dai frutti ad opera degli
enzimi lipolitici presenti sulla superficie della drupe. Tali reazioni
enzimatiche sono tanto più attive quanto più è avanzata la
maturazione delle olive ed in conseguenza al loro cattivo stato di
conservazione. Infatti l’acidità libera da sempre è stata ritenuta
il parametro immediato che evidenzia la qualità dell’olio di
pressione. Tale
considerazione, porta alla conseguenza che raccolte precoci e un
ridotto periodo di conservazione dei frutti prima della
frangitura, siano i presupposti indispensabili per ottenere un prodotto
con bassa acidità libera. Risulta altrettanto importante considerare
che partendo dalla materia prima di ottima qualità, abbiamo maggiori
probabilità di produrre oli di qualità altrettanto elevata, quindi
occorre che le olive siano raccolte direttamente dalla pianta mentre è
assolutamente deleterio raccogliere olive “molto mature” e per
questo motivo cadute naturalmente a terra. Incide su questo parametro
anche il sistema di trasporto e stoccaggio dei frutti. Infatti, tutti i
sistemi che prevedono l’ammassamento delle olive sono da evitare perché
si possono verificare fenomeni
di fermentazione che attivano gli enzimi presenti sulla superficie del
frutto, con il risultato di conferire al prodotto difetti
caratteristici. Occorre
ricordare che i frutti una volta staccati dalla pianta, continuano i
loro processi fisiologici e quindi è da limitare al massimo il periodo
di stoccaggio tra raccolta e trasformazione. In ultimo, occorre rilevare
che anche per i sistemi di trasformazione che lavorano olive in conto
terzi, è indispensabile che le partite di olive abbiano lo stesso
livello di qualità altrimenti, quelle peggiori, possono influenzare
negativamente la qualità dell’olio sia come acidità libera, sia come
valutazione sensoriale. |
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- PEROSSIDI:
Sono espressi come quantità di
ossigeno già assimilata dall’olio, olio che ha quindi già iniziato
la propria attività ossidativa, e che durante il naturale
invecchiamento, porta all’irrancidimento con formazione di prodotti
che conferiscono sapori e odori sgradevoli al prodotto. Questo parametro
esprime quindi la potenzialità ossidativa di un olio di oliva e tanto
più alto è questo valore tanto più rapidamente l’olio tende ad
irrancidirsi. La rancidità vera e propria, percepita soprattutto al
saggio organolettico, è caratteristica degli oli vecchi.
A cosa sono dovuti: ad
una reazione tra olio e l'ossigeno dell'aria. Numerosi sono i fattori
capaci di innescare questa reazione, primi fra tutti gli enzimi presenti
nell'acqua cellulare delle olive; a questi se ne aggiungono altri che,
soprattutto nella fase di conservazione dell'olio, sono responsabili di
attivare questa reazione. Ricordiamo: i metalli pesanti (ferro,
rame,manganese, nickel), la luce solare (radiazioni ultraviolette), il
calore. In altre parole quando l'olio, in presenza di questi fattori che
favoriscono la reazione, viene a contatto con l'ossigeno dell'aria si
creano le condizioni adatte
per
favorire l'ingresso di ossigeno sugli acidi grassi insaturi. Gli acidi
grassi così alterati si trasformano in Perossidi cioè in composti che
compromettono la stabilità dell'olio e la sua conservabilità.
Cosa
ci suggeriscono: la lettura del numero di perossidi intuitivamente
ci dà un'idea sul livello di
"maltrattamento"
di un olio. In altre parole ci dice che qualcosa non ha funzionato,
soprattutto durante le fasi di estrazione e/o conservazione del
prodotto. Poiché, come si è detto, per arrivare alla formazione dei
perossidi occorre che si "incontrino" olio+enzima+ossigeno, la
fase di gramolatura
rappresenta
un momento delicato da dover controllare adeguatamente. Il fatto poi che
la formazione di questi composti continui anche dopo l'estrazione, ci
dice che l'allontanamento degli enzimi attraverso l'acqua di
vegetazione, non è stato sufficiente a bloccare l'ossidazione che
invece è proseguita, favorita dagli altri fattori descritti,
compromettendo la conservabilità dell'olio. Diventa allora fondamentale
per ostacolare la formazione di nuovi perossidi conservare correttamente
l'olio.
Questo
essenzialmente significa: tenerlo al riparo dalla luce, evitare le alte
temperature, così come gli sbalzi termici (l'olio congela a + 7°C,
evitato il punto di congelamento, le temperature ideali per la
conservazione vanno da un min. di + 15 °C a un max di + 20°C),
scegliere recipienti idonei per la conservazione
e, ovviamente, attuare meccanismi di conservazione dell'olio che evitino
il più possibile il contatto con l'aria. La determinazione del numero
dei perossidi non è comunque un parametro analitico che da solo può
stabilire se un olio è "buono" o meno.
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- Analisi
sprettrofotometrica
nell'ultravioletto (UV)
E’
espressa con dei coefficienti "K" che rappresentano
l'assorbimento da parte dell'olio di luce ultravioletta nelle condizioni
di prova.
Il
coefficiente di estinzione specifica alla lunghezza d'onda
rispettivamente 232 e 270, indica anch'esso lo stato ossidativo
dell'olio, in quanto si possono formare naturalmente dieni e trieni
coniugati durante l'ossidazione del prodotto. Le motivazioni che
inducono un K232 elevato risiedono nelle stesse cause che comportano un alto valore del
numero di perossidi; dobbiamo comunque sottolineare che la normativa
prevede che per valori di K270.
superiori alla norma è
previsto un passaggio dell'olio saggiato su allumina alfine di eliminare
i trieni coniuga- ti formatisi naturalmente nell'invecchiamento, dalla
presenza di oli diversi dai vergini.
Tale
precisazione, fa capire che questo parametro può risultare alterato
nell'olio anche da processi chimici indotti ed, in tal caso, si dovrà
parlare di contraffazione del prodotto. Tra le cause che influenzano
negativamente questo dato analitico possiamo elencare tutte quelle già
citate per il numero di perossidi.
Gli
altri parametri analitici previsti nel Reg. CE 2568191 sono indicatori
di eventuali contraffazioni o sofisticazioni, per cui interessano in
misura minore il settore delle produzioni olivicole. A tal proposito si
può ricordare che il concetto di genuinità del prodotto non deve
essere confuso con quello di qualità;
Valore dell'analisi:
quest'analisi è un importante parametro che consente di verificare,
accanto alla qualità di un olio vergine d'oliva, il grado di genuinità
del prodotto. E' di fatto, diventato uno strumento per smascherare la
frode di miscelazione di un olio rettificato con un olio extravergine o
vergine d'oliva. Come già accennato questa indagine si basa sulla
considerazione che gli oli naturali ottenuti per semplice pressione
(extravergini e vergini d'oliva) non contengono mai doppi legami coniugati:
questi invece si formano durante i processi di rettificazione. Gli oli
rettificati hanno i valori di assorbimento
a 270 nm, sensibilmente più alti rispetto a quelli riscontrati per gli
oli vergini d'oliva.
Cosa ci suggerisce:
accanto al livello di genuinità del prodotto, per gli oli, di cui è
certa l'origine, il valore dell'esame spettrofotometrico suggerisce
importanti indicazioni sulla qualità dell'olio, soprattutto in
riferimento ai fenomeni di autossidazione. Alcuni prodotti
dell'ossidazione infatti presentano
assorbimenti nell'UV nella stessa lunghezza d'onda dei doppi legami
coniugati.
Ad esempio i perossidi hanno
assorbimenti spettrofotometrici a 232 nm, i composti carbonilici,
responsabili della rancidità, a 270 nm. Questo fatto suggerisce che
quando troviamo dei valori di K 232 e K 270 troppo elevati è necessario
indagare ulteriormente. Il risultato dell'indagine spettrofotometrica
potrebbe infatti dipendere da una miscelazione fraudolenta, oppure, più
semplicemente dal fatto che il nostro olio ha subito processi di
autossidazione. In questo ultimo caso, per i soliti suggerimenti di
"buon comportamento" si rimanda a quanto già detto per la
descrizione dei perossidi. |
Categorie
commerciali dell’Olio di Oliva
( Valore analitico
commerciale M = massimo)
| Olio Extra Vergine di Oliva : |
Acidità % |
M. 1 |
| |
Perossidi |
M. 20 |
| |
K232 |
M. 2.40 |
| |
K270 |
M.
0.20 |
| |
DeltaK |
M.
0.01 |
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| Olio Oliva Vergine |
| Olio Oliva Vergine
Corrente |
| Olio Oliva Vergine
Lampante |
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Es.: Analisi nostro olio
I.G.P. anno 2000 |
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| Olio Extra Vergine di Oliva |
Acidità % |
0.29 |
| |
Perossidi |
5.7
0 |
| |
K232 |
1.81 |
| |
K270 |
0.099 |
| |
DeltaK |
-0.001 |
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Es.: Analisi nostro olio
anno 2
00
1 |
| |
| Olio Extra Vergine di Oliva |
Acidità % |
0.3 |
| |
Perossidi |
6.0 |
| |
K232 |
1.97 |
| |
K270 |
0.121 |
| |
DeltaK |
-0.0045 |
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- Analisi
Organolettica:
Per quanto
riguarda il saggio organolettico, vera innovazione legislativa, perché
per la prima volta nella normativa europea si introduce un parametro di
legge che riguarda una valutazione sensoriale, si rilevano molte
correlazioni fra la presenza di caratteristiche sia positive
("pregi") sia negative ("difetti") con le varie fasi
della filiera produttiva. Infatti, il Panel Test, o saggio
organolettico, si basa su valutazioni sensoriali di un gruppo d'esperti
(Panel) che sono stati selezionati precedente- mente per valutarne le
potenzialità e la rispondenza gustativa alla presenza o assenza di
determinati difetti standard. Tale valutazione, correlata ad un sistema
statistico, è "trasformata' in determinazione analitica
strumentale con i propri valori di ripetibilità e riproducibilità;
escludendo così la possibilità che il saggio organolettico possa
rappresentare una valutazione di tipo soggettivo. |
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Principali difetti
riscontrabili
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Avvinato, Inacetito
Si avverte all'esame olfattivo dell'olio percependo un odore che va da
quello tipico della cantina (avvinato) a quello dell'aceto (inacetito).
L'origine
di questo difetto può essere riconducibile ad olive mal conservate, che
possono quindi iniziare a fermentare con la formazione di alcol etilico,
acido acetico ed acetato di etile. Questo difetto è talvolta 'involontario',
ma sicuramente è percepibile dall'assaggiatore; infatti, è ancora in
uso nella nostra tradizione provvedere a pulire erroneamente con aceto i
contenitori. Questa pratica non deve essere eseguita perché penalizza e
danneggia il prodotto.
Per
lavare i contenitori occorre usare appositi prodotti (purchè non
profumati) facendo comunque attenzione a sciacquarli bene dopo il
lavaggio e, nel caso di contenitori in acciaio inox, si può prendere in
considerazione anche l'uso del vapore. |
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Ríscaldo
Il difetto si avverte sia all'esame olfattivo che a quello gustativo ed
è incorreggibile perché deriva dal cattivo trattamento della materia
prima "oliva”.
Infatti,
nel periodo di tempo che si dedica alla raccolta, al trasporto ed allo
stoccaggio delle olive, fasi che precedono la frangitura, si possono
verificare fenomeni fermentativi della massa di olive che
"riscaldano" quando sono ammucchiate o conservate in
recipienti poco aerati. Tali processi portano alla formazione di
composti che conferiranno all'olio odori e sapori tipici di vegetali
marcescenti.
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Muffa
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Questo
difetto si avverte all'olfatto, ma soprattutto al gusto. Tra le
possibili cause che portano alla formazione di questo difetto possiamo
annoverare la raccolta di olive raccolte bagnate e conservate in
contenitori senza aerazione. In presenza di olive bagnate è quindi
conveniente stenderle oppure utilizzare contenitori ben aerati e
provvedere in tempi brevi alla frangitura. Il sentore di muffa nell'olio
può essere dovuto anche allo stoccaggio delle olive o dell'olio in
locali non sufficientemente aerati e non sanificati.
Anche
i contenitori possono influire sulla presenza di questo difetto,
infatti, nella nostra regione, è tradizione usare per la conservazione
dell'olio orci o ziri in terra cotta vetrificata all'interno. Questo
tipo di contenitore non è più idoneo dal punto di vista igienico e
soprattutto non è facile annualmente provvedere alla loro pulizia.
Basta infatti che in qualche piccolo anfratto del contenitore si formi
della muffa, che irrimediabilmente la qualità del prodotto viene
compromessa.
Un ultimo possibile fattore che può
determinare la presenza di questo difetto nell'olio, è l'utilizzo di
impianti di trasformazione non perfettamente puliti o che usano dischi
filtranti ammuffiti e sporchi. |
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Morchie
Il difetto, percepibile sia all'olfatto che al gusto, è riconducibile a
condizioni di conservazione degli oli non conformi. E’ infatti buona
norma "cambiare" l'olio dal contenitore almeno due volte
l'anno per ridurre il tempo di contatto del prodotto con i fondami
(morchie) che si formano per decantazione naturale. |
Rancido
Il difetto di rancido è caratteristico di oli vecchi oramai ossidati.
E’ facilmente percepitile all'olfatto e soprattutto al gusto. Si
possono verificare situazioni negative pro-ossidanti, già ricordate in
precedenza, quali l'esposizione alla luce, il contatto con l'ossigeno e
la vicinanza a fonti di calore durante la conservazione. Tutte queste
coincidenze possono portare al difetto di "rancido" anche in
oli di recente spremitura. |
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Altri
attributi intollerabili
Sotto
questa dizione sono riportati varie sensazioni riconducibili a difetti
meno frequenti dei precedenti, ma comunque altrettanto gravi per la
valutazione dell'olio.
A
titolo di esempio si riportano alcuni di essi: il Fiscolo, sensazione
che ricorda l'uso di dischi filtranti (fiscoli) sporchi con residui in
fermentazione o muffiti; il Cotto, sensazione che ricorda l'olio
scaldato; lo Sporco, ricorda la non pulizia dei locali di lavorazione o
di stoccaggio del prodotto. |
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CONCLUSIONI |
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“ Traendo le conclusioni, dopo aver letto
tutte le mie spiegazioni, si può comprendere la moltitudine di fattori
che possono alterare le caratteristiche dell’olio a scapito della sua
qualità, e l’importanza quindi di affidarsi a persone competenti del
settore, che oltre a
garantirne la qualità, ne garantiscano anche la genuinità, date dalla
cura delle olive e dalla spremitura a regola d’arte.E’ fondamentale
assicurarsi che l’ olio
che stiamo per acquistare, non sia stato mischiato con altri oli di
dubbia provenienza e qualità, magari a prezzo ridotto, cosa che
permetterebbe sì di abbattere il prezzo stesso dell’olio, come spesso
troviamo sugli scaffali dei supermercati, ma che non ci garantirebbe la
qualità che stiamo cercando.” |
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